PELANDA  museum contemporary art Macro
short theatre
8/11 - 09 -2010


Superficie memoria &  time variant

special thanks
 Motelsalieri, Orazio Battaglia, Viva Corà, Vanja Corà, Fabio Sampaolesi
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TXTs
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SUPERFICIE, MEMORIA.

(2010)

Di Simone Pappalardo

L'installazione creata appositamente 
per le cisterne della Pelanda, 
ricrea un suono originario che,
retrospettivo, riemerge da uno specchio 
nello spazio che l’ha assorbito in quanto
reminiscenza. Sappiamo che le
onde sonore vengono lentamente 
assorbite dalle pareti dell'ambiente 
in cui 
sono prodotte esaurendo la loro energia
e trasformandosi in calore. 
L’idea è dunque quella di usare una superficie
(uno specchio antico, 
cortocircuito fra presente e memoria) 
come spugna acustica e ricettacolo mnemonico, 
come traccia timbrica di un contesto originario
di suoni di macelleria combinati 
alla risonanza propria della cisterna.
Grazie a particolari trasduttori elettromagnetici progettati 
appositamente che ricostruiscono idealmente 
tali giacenze, lo spettatore esplora 
un passato sonoro, un ambito di macellazione,
uno spazio sacro e profano 
di rito antico e commercio.

(…) Oh questo: le macerie di Marsia.
La carne scura del petto marmorizzata di grasso giallo,
il suo cuore come un animale che respira
nella busta lattea,
le viscere una valigia ben fatta
di animelle, trippe palpitanti.

Robin Robertson


TIME-VARIANT

Micro variazioni di forma di candele su specchi

(2010)

Ogni candela accesa, con le sue micro variazioni 
di forma, con le traiettorie che lascia colando e
con la danza della fiamma, partecipa alla definizione
del suono ricostruendo la frequenza di risonanza della cisterna.

La candela infilzata nei supporti e il seguente
gocciolare della cera sospende due momenti: 
l’esplicita replica del gesto votivo applicata 
idealmente alla sacralità tipica di ogni rito 
–anche pagano, e il colare come il grondare liquido
dello squartamento perché rimando alla destinazione
originaria dello spazio.

(…) La vela di pelle tesa risuona e schiocca
Nella stessa brezza che fa bruciare
I suoi nervi, urlare i suoi polmoni nudi.
Spogliato di se stesso e del suo gemello:
la crosta che s’indurisce e la ferita appiccicosa.
Marsia martire, feticcio di un dio,
pende dall’albero come un frutto marcio

Robin Robertson